Ricerca, Cohen (Medtronic): "Pancreas artificiale più vicino, big data cruciali"


Milano, 26 set. (AdnKronos Salute) - Un percorso a tappe verso l'automazione, con una rivoluzione che è già cominciata e che mette già oggi a disposizione delle caratteristiche che servono per il futuro. E' il viaggio della ricerca tecnologica verso la meta del pancreas artificiale, visto con gli occhi di chi sta lavorando per raggiungere questo traguardo. Ohad Cohen, Medical Affairs Director di Medtronic Diabetes Emea, non ha dubbi: "L'obiettivo del pancreas artificiale, cioè avere un device in grado di fare tutto" quello che serve a un paziente con diabete di tipo 1 per il controllo della sua malattia, "è molto ambizioso e ci stiamo avvicinando", assicura oggi durante un incontro a Milano sulle promesse della tecnologia intelligente.

"Il motivo per cui non sappiamo ancora esattamente quando sarà - chiarisce - è che per il raggiungimento di questo obiettivo, affinché tutto diventi automatico, abbiamo bisogno di un miglioramento non solo sui device, che dovranno essere accurati per poter misurare adeguatamente la glicemia, ma anche per esempio nell'insulina che deve essere più veloce. Quindi tutto questo deve andare insieme: migliore insulina, miglior monitoraggio. Quanto al raggiungimento dei nostri obiettivi, quando sarà, non sarà solo un discorso basato sull'algoritmo ma anche sul monitoraggio dell'insulina. Oggi siamo molto più vicini che in passato".

Per spiegare come si sta concretizzando la rivoluzione tecnologica, Cohen chiama in causa le 'google car', le macchine automatiche. "E' un paragone calzante - dice - Non si può fare un passaggio improvviso verso l'automazione totale e infatti si è passati prima da evoluzioni come il 'cruise control' e il parcheggio automatico". Lo stesso sta succedendo con la tecnologia intelligente per il diabete di tipo 1. "Siamo anche più avanzati in automazione", garantisce. "E questo aspetto è destinato a crescere, grazie all'ausilio dei 'big data'".

Il percorso verso il pancreas artificiale "si basa su progressi che già sono stati conseguiti - precisa Cohen - Non riuscendo a sfondare quel tetto di cristallo che impedisce di migliorare e andare oltre, abbiamo pensato che fosse necessario cambiare il tipo di approccio al problema del diabete di tipo 1. Siamo in una fase in cui già adesso siamo in grado di trattare il futuro prevedendo cosa succederà. Siamo in grado di prevedere le situazioni di ipoglicemia e trattarle esattamente adesso. Negli Stati Uniti esistono già dei device che sono in grado di predire anche picchi iperglicemici e intervenire".

Si tratta di un'evoluzione del sistema integrato semi-automatico disponibile in Italia, che è costituito da microinfusore e monitoraggio in continuo della glicemia ed è capace di interrompere l'erogazione di insulina per prevenire le ipoglicemie. Il device che ha debuttato negli States, "e che deve aspettare ora l'approvazione degli enti europei", fa ancora un passo avanti. E' un cosiddetto 'sistema ibrido ad ansa chiusa': ha la capacità di dosare l'insulina automaticamente durante le 24 ore, lasciando al paziente la sola gestione dell'insulina ai pasti. "Un aspetto che apre la strada a trattamenti sempre più personalizzati", sottolinea Cohen.

"Si mira a minimizzare l'intervento del paziente - prosegue - fino a un futuro fatto di device totalmente indipendenti verso il quale stiamo progredendo. E il 'trucco' è la fiducia. Il paziente e il medico devono fidarsi di un device, lasciar agire un algoritmo. Non è facile e richiede informazioni precise, accuratezza". Perché succeda sempre di più, il viaggio continua. "Ora lavoriamo con i big data per arrivare a inserire in potenti cloud un numero elevatissimo di informazioni, tutte quelle necessarie sui pazienti. Se sono attivi, come si svolge la loro giornata" e così via, "per offrire una predittività concreta. Ma il futuro - conclude Cohen - è già adesso".

(Adnkronos)